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Un contesto di crescente repressione
Negli ultimi mesi, la Tunisia ha assistito a un’ondata di arresti mirati contro individui appartenenti alla comunità LGBTQIA+. Secondo l’Associazione per la giustizia e l’uguaglianza Damj, almeno 84 persone sono state arrestate, principalmente a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Questi eventi si sono verificati in diverse città, tra cui Tunisi, Hammamet, Sousse ed El Kef, e sono stati preceduti da una campagna di odio orchestrata sui social media e nei media tradizionali. La campagna ha trovato sostegno tra i sostenitori del presidente Kais Saied, suggerendo una regia ben pianificata.
Le modalità di arresto e le violazioni dei diritti
Le modalità di arresto sono particolarmente preoccupanti. Molti degli arrestati sono stati presi di mira in seguito a irruzioni nelle loro abitazioni, senza alcun mandato di cattura. Le accuse mosse contro di loro si basano su articoli del codice penale che puniscono la sodomia, il lesbismo e comportamenti considerati indecenti. Le prove utilizzate per giustificare questi arresti sono spesso ottenute in modo illegale, attraverso il sequestro di dispositivi elettronici e la violazione della privacy degli individui. In alcuni casi, le forze di polizia si sono spacciate per membri della comunità LGBTQIA+ su piattaforme social, ricattando le vittime con minacce di arresto.
Le conseguenze legali per gli arrestati sono severe. Le pene possono arrivare fino a quattro anni e mezzo di carcere, come dimostrato dal caso di cinque creatori di contenuti online recentemente condannati. Inoltre, gli uomini arrestati per omosessualità sono spesso sottoposti a esami anali forzati, una pratica che costituisce una forma di tortura. Queste violazioni dei diritti umani non solo colpiscono gli individui direttamente coinvolti, ma hanno anche un impatto devastante sulla comunità LGBTQIA+ nel suo complesso, creando un clima di paura e repressione.
Il ruolo dei media e della società civile
I media tradizionali hanno giocato un ruolo cruciale nel fomentare l’odio contro la comunità LGBTQIA+. Attraverso articoli e reportage che incitano all’arresto di attivisti e alla chiusura delle associazioni, i media hanno contribuito a legittimare la repressione. Tuttavia, le organizzazioni della società civile, come Damj, continuano a lottare per i diritti delle persone LGBTQIA+, offrendo assistenza legale e supporto a coloro che sono stati colpiti da queste violazioni. La loro resilienza è fondamentale in un contesto così avverso.